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L’uomo è un animale sociale.

Le persone non sono fatte per vivere da sole.

(Seneca)

Un punto in più quest’anno per la cinquantacinquesima edizione del Settembre Rendese.

Quel segno posto tra il due e lo zero nel logo aggiunge e, al tempo stesso, pone un segno di limite e cesura con le passate rassegne.

Il particolare momento storico che stiamo vivendo obbliga infatti a proteggere chi ci segue da anni.

Sarà una edizione differente dalle altre, più intima, ma aperta ai nuovi linguaggi che, in questi mesi di lockdown, ci hanno fatto sentire più vicini e partecipare in maniera più dinamica e interattiva a ciò che accadeva e mutava intorno a noi.

Partenze e ripartenze: questo il leitmotiv di Settembre Rendese ’55, perché vogliamo partire da ciò che ci siamo lasciati alle spalle e ripartire da quello che ha mutato le nostre vite. Trasmettere un segno di prospettiva, di speranza per un futuro dove riappropriarci del senso di comunità e di condivisione.

Le nuove tecnologie ci hanno permesso di oltrepassare alcune barriere e di trasformare le reti sociali in social network, i limiti fisici in opportunità di scambio.

L’edizione 2.0 che stiamo per vivere sarà differente, sì, ma non per questo meno interessante.

Siamo partiti dalla sicurezza: non riempiremo le piazze della città con la consueta marea di persone festanti, ma, distanziati, siederemo a guardare gli artisti esibirsi. Useremo i dispositivi di protezione personali, gli ingressi nei luoghi del festival saranno contingentati con percorsi separati per ingresso e deflusso, gli spazi sanificati tra evento ed evento. Avremo bisogno, però, anche della vostra collaborazione: le prescritte misure ci consentono di tenere il festival tutelando la salute di tutti, nel pieno rispetto delle attuali normative.

Affinché si possano seguire gli eventi in cartellone, faremo le dirette streaming sui nostri canali social: saremo così di nuovo insieme, ma nella massima sicurezza.

Ripartiamo, dunque, da quello che ci ha tenuto uniti in questi mesi, da quello vissuto insieme e, insieme, ripartiamo narrando attraverso diversi linguaggi la comune idea di un Sud diverso: aperto, umano e solidale, sospeso tra il locale ed il globale, consapevole del valore che ogni forma di arte e cultura porta in quanto punto d’incontro tra territori e culture differenti.

Il nostro patrimonio identitario è mescolanza, pluralismo che presuppone la disponibilità al dialogo, all’interscambio e all’arricchimento vicendevole.

Partiamo e ripartiamo da noi, unico genere. Quello umano.

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